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Martinenghi vola a Tokyo: “Io ci sono, un segnale al mondo”

Il ventunenne varesino, primo azzurro a centrare il pass olimpico per i Giochi del 2020, con tanto di nuovo record italiano dei 100 rana (58”75), ci racconta le sue emozioni

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Record italiano, seconda prestazione mondiale stagionale, pass olimpico. Eccolo il botto che tutti aspettavano allo Stadio del Nuoto di Riccione : Nicolò Martinenghi è il primo azzurro a garantirsi il pass per i Giochi di Tokyo dell’estate ventura (24 luglio-9 agosto 2020).

Un tempo stratosferico, 58”75 (27”51 e 31”24 le due vasche) che ha fatto esplodere la piscina romagnola, con tutti i colleghi acquatici pronti a complimentarsi col ventenne varesino per la performance da urlo.

«È la prima volta che finisco una gara emozionato. Ho rincorso quest’attimo da tre anni, non riuscivo mai a trovare il momento giusto per arrivarci - ha raccontato a caldo Nicolò, ancora euforico -. Ho già chiesto scusa ai ragazzi che erano con me in acqua e lo faccio anche con il pubblico nel caso la mia esultanza sia parsa un po’ fuori luogo. Non sono solito fare queste cose, scusatemi, ma capirete che dopo 3 anni con qualche ostacolo di mezzo, è bello tornare a fare quello che voglio».

Il ragazzino che faceva incetta di medaglie ai Mondiali giovanili è diventato grande e si è regalato la gara che tutti gli atleti sognano: l’Olimpiade .

«È tornato il Tete col sorriso, molto più maturo e questa è la dimostrazione che aspettavo. Centrare il pass a dicembre è tutta un’altra cosa. Ci speravo molto, ma in acqua mi sentivo strano, forse perché finalmente provavo sensazioni che non sentivo da tempo. Non avevo nulla da perdere e alla fine è andata benissimo».

Ed è proprio questo che l’ha fatto esplodere di gioia:

«Non mi aspettavo assolutamente questo tempo. Il mio allenatore prima di questa gara mi ha detto: “Tete, hai in mano 3 assi, puoi pescare il 4°, ma dipende tutto da te”. Alla fine è venuto qualcosa di meglio, per cui abbasso le braccia e dico: “Meno male”».

Marco Pedoja , che lo segue a bordo da vasca dal 2012, conferma: «Centrare subito questo pass, come primo italiano era l’obiettivo che non dicevamo, ma era nella testa di entrambi. Gli è servito tornare in vasca, ingrassare, cambiare la nuotata. Siamo partiti a settembre, è andata bene sin dalle prime tappe dell’Isl, non aveva più dolori fisici e andava solo registrato nei tempi bracciata-gambata che aveva perso con l’infortunio. In questi anni, ho dovuto spesso tenerlo coi piedi per terra, ma grazie ai suoi sforzi e a quelli della famiglia, siamo arrivati a questo risultato».

Da gennaio ad agosto del 2018, fermo ai box. Una mazzata che avrebbe abbattuto chiunque e che ne ha affossato le certezze. Ha fatto fatica Tete, ma ora è tornato più forte che mai.

«È stata una delle cose più difficili dal punto di vista mentale. Sono stati 3 anni faticosi. Finivo gli allenamenti, mi sentivo bene, ma non mi ricordavo bene le sensazioni prima dell’infortunio - racconta ancora il ranista del Nuoto Club Brebbia -. Arrivare all’obiettivo finale così è fantastico ed è frutto degli allenamenti che ho fatto quest’anno, cambiando mentalità, cercando sempre di dare il 100% e di aggiungere dei tasselli per costruire il mio muro».

Così ha buttato giù un altro muro, quello dei 59” , che sembrava non voler cadere mai.

Pedoja conferma: «Non ci crederete, ma aver abbattuto quella barriera per me è persino più importante del pass olimpico».

Tete mette a fuoco come sia maturata l’impresa: «Mi sono accorto in questi ultimi giorni di essere molto diverso dal primo Martinenghi. Molto più spensierato, ma al tempo stesso inquadrato».

«Ero un ragazzino che cercava un posto tra i grandi, ma negli ultimi anni l’avevo un po’ perso. Ora sono arrivato a gamba tesa per riprendermelo. È una dimostrazione personale di carattere che aspettavo da tempo».

Poi si toglie qualche sassolino dalla cuffia: «Un lavoro di uno staff spesso criticato, ma che ha dato i frutti. Continuo a fare avanti e indietro tra Brebbia, dove nuoto in vasca da 25, e Busto Arsizio, dove vado due volte a settimana per allenarmi in quella da 50».

E un altro fattore determinante : «Ho scoperto che Livigno è stata un’altra carta vincente, quando torno dagli allenamenti in altura sto molto bene».

E si è visto eccome a Riccione . Davanti a lui, in questo momento, c’è solo sua maestà Adam Peaty . Ma Tete non abbassa la testa.

«Io ci sono. Volevo dare questo messaggio da tanto tempo, finivo sempre le gare con un po’ di rimorso. Ora non mi pongo limiti. Peaty è lontano, ma io gli corro dietro e dall’Italia gli mando questo segnale».

Tokyo l’aspetta e per festeggiare, niente sushi, meglio un po’ di junk food, come ci ha raccontato in zona mista.

https://www.instagram.com/p/B5-wTYuIgHm/?igshid=1u8718fmnnqoi

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